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17 Ottobre 2017

All’ Assessore Gianni Fava la “Rosa Camuna d’Oro”

L’importante onorificenza consegnata dal presidente Rodolfo Grassi durante una suggestiva cerimonia. Presenti i vicepresidenti Mirco Nova e Maurizio Masiero e numerosi consiglieri provinciali e responsabili di sezione.  L’impegno FIDC per una caccia sostenibile. 

La Rosa camuna d’oro, il più significativo riconoscimento della Federazione Italiana della Caccia è stato consegnato all’Assessore regionale lombardo Gianni Fava nel pomeriggio del 12 ottobre durante una significativa cerimonia. Presenti i vicepresidenti provinciali Mirco Nova e Maurizio Masiero, i Consiglieri di Milano e Monza e Brianza e numerosi presidenti delle 170 sezioni. A render gli onori numerose guardie venatorie.  E’ la prima volta nella secolare storia dei cacciatori milanesi che l’ambito riconoscimento, un autentico “oscar” che certifica l’impegno per “la caccia con giudizio” viene concesso ad un membro della giunta regionale. In passato è stata consegnata a Giovanni Negri presidente dell’Associazione lombarda giornalisti, Mario Capanna, Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale, Bruno Vespa, Adriana Bazzi inviato speciale Corriere della Sera, Gabriele Dossena presidente dell’Ordine dei giornalisti, Claudio Scarinzi di Ansa Milano. “ E’ un riconoscimento semplice ma significa- ha detto il presidente provinciale Rodolfo Grassi, giornalista – la stima e l’apprezzamento per l’opera equilibrata svolta dall’assessore, in una difesa non di parte e proprio per questo ancor più significativa, della pratica venatoria inserita nell’ambiente ed attenta all’equilibro fra le specie”. La cerimonia è avvenuta nella storica sezione provinciale di Milano,  città  in cui ai primi del Novecento sorse la Lega dei cacciatori. Invitati d’onore Giuseppe  Bongini, della Coldiretti, Pietro Ticozzelli di Confagricoltura e Gino Rezzonico della Cia. Rodolfo Grassi ha posto in risalto l’importanza della caccia programmata e l’impegno della Regione e significativamente dell’Assessore per arginare “una protesta di anticaccia che si vestono dell’ignoranza dei prepotenti”. Nel suo intervento l’assessore ha sostenuto, ricevendo unanimi consensi ed applausi, la necessità di una caccia a misura dell’ambiente che tenga conto di tradizioni  sostenibili senza subirne il vincolo ma armonizzandole con una Società civile avanzata e priva di pregiudizi.”E’ importante per questo- ha detto- la collaborazione di tutti e di ciascuno, oggi ancor più del passato”. Mirco Nova a questo proposito ha sottolineato come la Lombardia sia suddivisa in 53 zone di caccia e per accedere a ciascuna occorre pagare una “tassa”. Un paradosso- ha aggiunto – e chiediamo a lei un intervento autorevole che renda giustizia al popolo della caccia”. La Federcaccia di Milano ha poco meno di 7 mila iscritti, 2 mila tesserati all’Ekoclub, organizzazione che si occupa di ambiente, 160 sezioni sul territorio divise in dieci nuclei e 70 guardie volontarie coordinate da Mirco Nova. Siamo – ha concluso creditori non solo di natura verso la Società tutta ”Mirco Nova ha posto in risalto alcune carenze legislative e chiesto che il “tesserino” sia spedito all’abitazione del cacciatore evitando ad oltre diecimila persone un paradossale pellegrinaggio negli uffici degli UTR, sia rivista la tassazione, venga riconsiderate e disciplinata la sorveglianza. Maurizio Masiero, nella qualità di presidente dell’ATC Monza e Brianza ha sollevato il problema di una quota unica per migratori usti e stanzia listi. Le risposte dell’assessore sono state precise e dettagliate ma inevitabilmente rivolte al futuro prossimo: accolte con un applauso hanno il valore di una promessa che i cacciatori attendono sia onorata da tutto il Consiglio regionale.

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Mirco Nova “Assessore, siamo con Lei”

Intervento del vicepresidente provinciale. Le nuove unità territoriali. I tesserini a casa dei cacciatori. Le guardie venatorie volontarie . La mobilità. La Carta Servizi

Dopo aver ringraziato l’assessore Gianni Fava per una presenza che dimostra la vicinanza al mondo venatorio delle istituzioni, il vicepresidente ha così proseguito: La Regione Lombardia dal primo aprile  2016 ha ritirato le deleghe sulla caccia alle Provincie affidando alle otto unita territoriali regionali che rappresentano i nuovi referenti del sistema venatorio e le competenze previste dalle leggi di settore per le attività di informazione e rilascio autorizzazioni. Riteniamo quindi sia importante che gli UTR predispongano una Carta Servizi dove si prevedono tutte le specifiche competenze. Chiediamo a questo proposito e per avvicinare le istituzioni ai cittadini, che siano istituiti corsi di aggiornamento sulle modifiche della  legge e per le guardie venatorie volontarie che svolgono un volontariato prezioso non solo per l’intera collettività.

Una richiesta egualmente importante e che riguarda la totalità degli appartenenti al mondo venatorio – ha proseguito il vicepresidente – concerne l’esigenza che il tesserino regionale venatorio sia inviato alla residenza di ogni cacciatore. L’utilità di tale provvedimento è intuitiva e porrebbe fine al “pellegrinaggio” due volte l’anno di oltre diecimila persone.

Riteniamo, gentile assessore, che sia utile e necessario che le unita territoriali si muovano di concerto con la sua direzione generale agricoltura per  concretizzare sotto ogni profilo il trasferimento delle funzioni di gestione faunistica venatoria.

La nuova realtà degli UTR istituiti con sedi territoriali diverse ma inserite in un unico organismo dovrebbero programmare una nuova gestione del territorio. Esistono infatti disarmonie evidenti che dovranno comunque essere sanate.

Riteniamo che in futuro si possa valutare una diversa suddivisione territoriale degli UTR.

A titolo esemplificativo ricordo  Milano e Lodi due realtà territoriali vicine che devono essere rappresentate unite per dare significato all’unione di un unico UTR per riuscire a gestire in modo unitario l’attività venatoria favorendo lo scambio di cacciatori all’interno degli ATC dell’UTR di appartenenza. Non serviranno più due disposizioni integrative al calendario venatorio regionale. Anche perché in ambito UTR si sta istituendo una sola consulta faunistico venatoria. Chiediamo un unico calendario venatorio regionale eliminando le disposizioni integrative al calendario regionale di ogni UTR.

Nella nostra regione in ambito agli UTR l’attività venatoria e’ organizzata territorialmente da 31 ATC e 20 comprensori .Forse sono troppi in una realtà futura.

La vigilanza sul territorio non ancora risolta. La polizia  provinciale è stata annullata e le nostre guardie venatorie volontarie necessitano di un coordinamento e di una nuova organizzazione con la Regione anche perché l’aspetto sanzionatorio fa capo alla Lombardia e non alla Città metropolitana di Milano.

Abbiamo problemi per aspiranti guardie venatorie volontarie hanno frequentato i corsi e da mesi attendono di essere esaminati dalla commissione della Città Metropolitana del comune di Milano: sollecitata più volte non ha dato nessuna risposta.

I nostri cacciatori chiedono più autonomia nella tutela dell’ambiente chiedono la rappresentanza nei Comitati di Gestione nei parchi della Lombardia.

Le Associazioni ambientaliste partecipano con noi nelle nostre scelte sono rappresentati sia nelle Consulte che negli ATC di caccia si chiede pari rappresentanza.

Ed  è per questo Assessore Fava che penso al referendum del 22 ottobre: più autonomia è  utile e necessaria per risolvere i nostri problemi.

Assessore i cacciatori della provincia di Milano e di Monza e Brianza le sono vicini con I’augurio che il suo Assessorato che lei sta rappresentando promuovendo l’intero sistema regionale continui il suo lavoro favorendo un legame tra cittadini e l’istituzione ascoltando i bisogni del nostro territorio. E ci auguriamo che il suo esempio venga seguito .

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Maurizio Masiero: “Cambiare per  migliorare”

L’Intervento del Presidente dell’ATC Brianteo Maurizio Masiero Vicepresidente Provinciale. Evitare ingiustizie.  I capanni e quota unica.

 

10 gg da fruire con capanno temporaneo, anche con l’uso di richiami vivi, negli ATC Lombardi.

Pur condividendo lo spirito, per migliorare il nomadismo venatorio, riteniamo che così come impostata questa modifica alla legge 26 non sia equa; sta di fatto che sottrarre territorio,senza preavviso che nella programmazione degli ATC è cosa essenziale, non permette una buona gestione; da non sottovalutare che gli ATC effettuano ripopolamenti programmati pertanto il territorio viene irrorato secondo schemi ben precisi tenendo conto della vocazione e o del periodo delle semine e dei raccolti, avere sul territorio foranei che non avvisano della presenza e della loro locazione porta evidenti problematiche tra cacciatori.

Le quote versate dai soci agli ATC, così come previste nella legge Regionale hanno, a nostro avviso, bisogno di una modifica che potrebbe concretizzarsi in due modi; il più naturale ma anche il meno semplice è modificare la legge, la seconda soluzione è permettere agli ATC di modificare le forme di caccia: creando solo due possibilità di scelta del tipo, caccia vagante o da appostamento fisso e o temporaneo avendo così la possibilità di unificare la quota per la caccia vagante.

Oggi non è più pensabile gestire gli ATC senza il pieno coinvolgimento del mondo agricolo, pertanto è necessario, cosi come già previsto dalle leggi vigenti, che parte della tassa regionale che i cacciatori versano venga restituita agli ATC in modo da investire cospicue risorse in miglioramenti ambientali e gestione del territorio nel pieno rispetto del diritto dell’agricoltore di ottenere il giusto guadagno dal proprio lavoro.

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Tresoldi  Angelo:           “ Gestire la caccia”

L’intervento del Presidente   dell’  ATC  Pianura Milanese

Consigliere Provinciale.             Le Zone Ripopolamento e Cattutra (ZRC)

Un problema   sotto   gli occhi di tutti è la situazione che si è creata nella funzionalità delle  ZRC che hanno perso la funzione di riproduzione della selvaggina,   non irradiano ,non consentono la cattura perché   vuote.

La competenza di gestione era affidata alle ex Provincie che dopo la riforma   è passata agli UTR/Regione.  Lo stato di fatto è che abbiamo 11 zone per un totale di circa 7300 ha inoperose perché mancano: gestione.  vigilanza,   miglioramenti ambientali, controllo opportunisti, dialogo con gli Agricoltori.

L’unica reale soluzione è il coinvolgimento   dei   cacciatori  dell’ATC che attraverso le Zone possono organizzare  1 squadra  per ogni  ZRC  che si faccia carico della  gestione.

Ma occorre un accordo, convenzione che affidi la gestione  agli ATC. Aspetto  importante  sono le risorse finanziarie per  i miglioramenti ambientali, spese vive, attrezzature che potrebbero arrivare da una parte dei 65 Euro della tassa regionale.

E’ un progetto fondamentale per rimettere le ZRC al centro della produzione di selvaggina limitando così il ricorso alle fonti estere per altro costose e problematiche.

 

 

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